bandacittadelpalio/ novembre 27, 2018/ Concerti/ 0 comments

Il concerto che l’Unione Bandistica Senese offre quest’anno in occasione della ricorrenza di S. Cecilia (qui il programma), è incentrato su due aspetti dell’uso della musica.

Il primo riguarda il ruolo svolto nella narrazione di una storia.

In questo ambito viene subito in mente l’opera lirica, per cui spesso, basta l’accenno di poche note per richiamare alla mente la storia e le situazioni narrate.

È il caso della sinfonia da Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.

Il Maestro Pesarese, di cui ricorre il 150° dalla morte, aveva utilizzato questa pagina, con alcune modifiche, per l’Aureliano in Palmira (1813), e l’Elisabetta Regina d’Inghilterra (1815) prima di inserirla nel Barbiere di Siviglia, utilizzata al posto della sinfonia originale, purtroppo andata perduta, dopo poche recite successive alla Prima avvenuta al Teatro Argentina di Roma il 20 Febbraio 1816.

Alcune storie, invece, vengono narrate con il solo ausilio della musica, come nel caso di Pilatus” (La montagna dei dragoni) del compositore americano Steven Reineke.

Composto nel 2002 in occasione del 50° anniversario della fondazione dell’Orchestra Giovanile di Fiati di Lucerna, il brano prende spunto da una leggenda della cittadina svizzera.

La composizione si apre con l’immagine del Monte Pilatus nella notte, avvolto nell’oscurità e nel mistero. Allo spuntare dell’alba un gruppo di uomini sale sul monte in cerca di dragoni per ucciderli. Dopo un arduo viaggio si fermano a riposarsi e ad ammirare il maestoso panorama che si apre davanti ai loro occhi.

La scoperta casuale di una tana di un drago conclude il loro viaggio, e una volta entrati instaurano una dura lotta con il possente animale.

Tutti gli uomini, tranne uno, vengono feriti mortalmente, così l’umano chiede misericordia e perdono al drago. Dimostrando grande compassione l’animale produce una pietra magica, chiamata draconite, dalle proprie ferite e con questa guarisce e salva gli assalitori. Con questa azione il drago permette alla compassione e la tolleranza di entrare nel cuore degli uomini, portando loro la felicità e la pace per poter vivere serenamente insieme ai draghi della montagna.

Nel finale del brano, il compositore ha messo un richiamo al nome del Monte Pilatus, infatti alla base del Monte c’è il lago di Lucerna, dove secondo un’altra leggenda, le spoglie del governatore romano Ponzio Pilato vi riposano. Si narra che lo spirito tormentato dell’uomo compaia in superficie ogni anno nel giorno del Venerdi Santo, nel vano tentativo di lavarsi il sangue dalle mani.

Questo rappresenta un gesto simbolico legato alla Santa Trinità Cristiana, e per questo il compositore ha scelto di chiudere il brano con tre potenti accordi in Mi bemolle maggiore.

L’altro aspetto sono le contaminazioni jazzistiche in altri generi musicali.

Lo stile jazz ha sempre attratto molti musicisti, e non ne sono rimasti immuni neanche compositori russi come Shostakovich, che intitolò due suoi lavori “Suite per Jazz Orchestra” n° 1 e n° 2, dove si rifece allo stile jazzistico in voga negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso in Russia.

Il linguaggio utilizzato non è propriamente jazz, fa un largo uso di ritmi sincopati ma sono quasi assenti le caratteristiche blue-note. Questo è con molta probabilità quello che intendevano per jazz in Russia in quegli anni, direttamente ispirato allo stile dell’orchestra più famosa, quella di Leonid Utiosov, che suonava un mix tra jazz e musica leggera. La seconda delle due suite è andata persa durante gli anni della guerra, e solo all’inizio di questo secolo è stata ritrovata una versione per pianoforte nel Museo Glinka di Mosca.

Per molto tempo è stata erroneamente considerata come la seconda suite per orchestra jazz il lavoro che sarà presentato durante il concerto, la “Suite for Variety Stage Orchestra” di Shostakovich. Pur condividendone il linguaggio, è un lavoro diverso scritto probabilmente durante gli anni ‘50 che racchiude brani composti da Shostakovich per alcuni film o dei balletti. La banda presenta cinque degli otto movimenti che la compongono: Marcia, estratto dalle musche per il film “Le avventure di Korsinkina”; Lyric Waltz, presente nella suite n 2 dal balletto “The limpid stream”; Dance I, dalle musiche per il film “The Gadfly”; Waltz n 2, dalle musiche per il film “The first echelon”; e Finale, nuovamente dalle musiche per il film “Le avventure di Korsinkina.

L’altro brano che presenta delle contaminazioni jazz è una fantasia su Carlos Santana, “Santana, a portrait”.

Chitarrista messicano naturalizzato americano, nella sua lunga carriera ha saputo fondere i generi più vari, mescolando caratteristiche provenienti da rock, blues, fusion e salsa. La fantasia è stata curata da Giuancarlo Gazzani e include alcuni tra i brani più noti come Flor d’luna, Oye como va, Europa e Smooth.

Completano il programma una marcia di Meredith Willson, “76 Trombones”, dedicata a John Philip Sousa e costruita su alcuni dei suoi temi più noti e il particolare brano “The Typewriter” dell’americano Leroy Anderson.

Il Maestro Giuseppe Baldesi

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